Pasqua arbëresh a Shën Mitri: fede, tradizione, emozione

A San Demetrio Corone (Shën Mitri in arbërisht), piccolo borgo arbëresh calabrese, la Pasqua è molto più di una festa religiosa: è un’esperienza che unisce fede, storia e cultura. Ogni gesto, ogni rito, ogni parola sembra sospesa nel tempo, come un ponte che collega passato e presente. La comunità si riconosce nelle proprie radici, tra canti antichi, riti secolari e simboli che parlano al cuore.

Le celebrazioni seguono il rito bizantino, diverso da quello latino che caratterizza il resto d’Italia. Le chiese si riempiono di icone e profumi d’incenso, mentre i canti in lingua arbëreshe risuonano tra le navate, avvolgendo fedeli e visitatori in un’atmosfera che coinvolge tutti i sensi.

La Settimana Santa: riflessione e raccoglimento

Il lunedì, martedì e mercoledì santo, i fedeli partecipano alle liturgie dei Presantificati, momenti raccolti e meditativi accompagnati dalla lettura di episodi evangelici. Sedersi tra i banchi della chiesa in questi giorni significa lasciarsi trasportare dal ritmo lento e solenne delle preghiere, preparandosi spiritualmente alla Passione di Cristo.

Giovedì Santo: lavanda dei piedi e mattutino della Passione

Il Giovedì Santo è uno dei giorni più suggestivi. Dodici uomini del paese, vestiti come gli apostoli, partecipano alla lavanda dei piedi, rievocando l’umiltà di Gesù. Al termine, il papàs (parrocco) consegna a ciascuno il kulaç (dolce pasquale) benedetto, simbolo di condivisione e unità comunitaria.

Nel pomeriggio, il mattutino della Passione accompagna i fedeli nei momenti più drammatici della vita di Cristo. Il papàs legge i dodici Vangeli della Passione e il silenzio che cala nella chiesa è quasi irreale: ogni parola risuona come un eco di dolore e devozione.

Venerdì Santo: Passione, lutto e suggestione

Il Venerdì Santo è il culmine della Settimana Santa. La mattina, durante il mattutino della morte di Cristo, i fedeli cantano inni funebri e si raccolgono in un profondo sentimento di lutto. La processione con l’epitaphios, il telo sacro che rappresenta Gesù morto.


Nel pomeriggio, la comunità adorna la bara, e la sera prende vita la Via Crucis.
I canti arbëreshë si intrecciano al ritmo delle troke, creando un’atmosfera intensa e commovente. Camminare accanto ai fedeli significa vivere un vero e proprio funerale simbolico, toccante e partecipato.

Sabato Santo: la gioia della Resurrezione

Il Sabato Santo celebra la vittoria di Cristo sulla morte. Durante il mattutino del Grande Sabato, i fedeli cantano inni di gioia e speranza, e l’atmosfera si trasforma, passando dal lutto alla festa della vita.

Nella notte tra Sabato e Domenica, prende vita la tradizione della dell’acqua muta. I fedeli, in silenzio, si recano alla Fontana dei Monaci, presso il Collegio di Sant’Adriano, per raccogliere l’acqua, simbolo di resurrezione e purificazione. Poi si dirigono verso la Chiesa di San Demetrio Megalomartire, dove viene acceso il fuoco di Pasqua, la Querradonulla.

Il fuoco simboleggia la luce di Cristo risorto, e prima della Messa dell’alba il papàs lo benedice, permettendo a ogni fedele di prendere un po’ di cenere come segno tangibile di purificazione e rinascita.

La Messa dell’alba è uno dei momenti più suggestivi: il papàs ha un dialogo simbolico con il diavolo, impersonato da un fedele. Con la croce in mano bussa tre volte alle porte della chiesa, urlando “APRITE LE PORTE!”. Dall’interno il diavolo chiede “chi bussa?” e, al terzo colpo, riconoscendo Cristo risorto, apre le porte. Un rito potente, scenico e carico di significato, che affascina ogni spettatore.

Tradizione, radici e identità

Le famiglie preparano piatti tipici pasquali e condividono il pasto, mantenendo vive usanze tramandate da generazioni. La lingua arbëreshe, ancora parlata da molti abitanti, accompagna canti e preghiere, rendendo ogni gesto autentico e intimo. Qui la tradizione non è solo memoria: è vita vissuta, partecipata e condivisa.

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