Geri Ballo presenta “Made in Arbëria” al IV Summit della Diaspora a Tirana

Si è svolto dal 13 al 15 aprile a Tirana il IV Summit della Diaspora Albanese. Tra i protagonisti dell’edizione 2026 anche la presidente di Obiettivo Remain, impresa sociale che ha lanciato il progetto “Made in Arbëria”, Geri Ballo, che ha portato al centro del dibattito il valore della cultura arbëreshë e il ruolo strategico delle comunità italo-albanesi. Nel corso del summit, Geri Ballo ha presentato Made in Arbëria, illustrandone i principali pilastri. La presidente si è soffermata in particolare sull’importanza di mantenere vive non solo le tradizioni, ma soprattutto la lingua arbëreshe, considerata un elemento identitario fondamentale e un punto cardine dell’iniziativa. Accanto alla dimensione culturale, è stato evidenziato anche il crescente sviluppo del sito e-commerce Made in Arbëria, che sta registrando risultati positivi, con un aumento delle vendite di prodotti in paesi come Italia, Germania, Belgio e oltre. Un segnale concreto di come l’identità culturale possa trasformarsi in leva economica e strumento di connessione tra diaspora e territori d’origine. Un altro punto centrale dell’intervento è stato il tema dello spopolamento dei paesi arbëreshë, una delle sfide più urgenti per il futuro di queste comunità, che richiede strategie concrete e coordinate per garantirne la continuità. Il dibattito ha registrato una significativa partecipazione di pubblico, confermandosi come un’importante occasione di confronto e di costruzione di rete tra le comunità. Durante il panel le è stata posta la domanda: “Cosa deve fare l’Albania?”, a cui Geri Ballo ha risposto: “L’Albania deve rendere il tema arbëresh un punto strategico dell’agenda bilaterale con l’Italia, promuovendo un impegno bilaterale concreto, soprattutto sul tema della lingua e attivando tutti gli strumenti necessari a garantire la continuità e il futuro delle comunità arbëreshe.” Il panel “Bota Arbëreshe” ha confermato il forte interesse della diaspora albanese nel mondo verso il futuro delle comunità arbëreshe. “Siamo contenti di fare rete”, è stato il sentimento condiviso a margine dell’incontro. Di seguito una raccolta di scatti dell’evento:    

Pasqua arbëresh a Shën Mitri: fede, tradizione, emozione

A San Demetrio Corone (Shën Mitri in arbërisht), piccolo borgo arbëresh calabrese, la Pasqua è molto più di una festa religiosa: è un’esperienza che unisce fede, storia e cultura. Ogni gesto, ogni rito, ogni parola sembra sospesa nel tempo, come un ponte che collega passato e presente. La comunità si riconosce nelle proprie radici, tra canti antichi, riti secolari e simboli che parlano al cuore. Le celebrazioni seguono il rito bizantino, diverso da quello latino che caratterizza il resto d’Italia. Le chiese si riempiono di icone e profumi d’incenso, mentre i canti in lingua arbëreshe risuonano tra le navate, avvolgendo fedeli e visitatori in un’atmosfera che coinvolge tutti i sensi. La Settimana Santa: riflessione e raccoglimento Il lunedì, martedì e mercoledì santo, i fedeli partecipano alle liturgie dei Presantificati, momenti raccolti e meditativi accompagnati dalla lettura di episodi evangelici. Sedersi tra i banchi della chiesa in questi giorni significa lasciarsi trasportare dal ritmo lento e solenne delle preghiere, preparandosi spiritualmente alla Passione di Cristo. Giovedì Santo: lavanda dei piedi e mattutino della Passione Il Giovedì Santo è uno dei giorni più suggestivi. Dodici uomini del paese, vestiti come gli apostoli, partecipano alla lavanda dei piedi, rievocando l’umiltà di Gesù. Al termine, il papàs (parrocco) consegna a ciascuno il kulaç (dolce pasquale) benedetto, simbolo di condivisione e unità comunitaria. Nel pomeriggio, il mattutino della Passione accompagna i fedeli nei momenti più drammatici della vita di Cristo. Il papàs legge i dodici Vangeli della Passione e il silenzio che cala nella chiesa è quasi irreale: ogni parola risuona come un eco di dolore e devozione. Venerdì Santo: Passione, lutto e suggestione Il Venerdì Santo è il culmine della Settimana Santa. La mattina, durante il mattutino della morte di Cristo, i fedeli cantano inni funebri e si raccolgono in un profondo sentimento di lutto. La processione con l’epitaphios, il telo sacro che rappresenta Gesù morto. Nel pomeriggio, la comunità adorna la bara, e la sera prende vita la Via Crucis. I canti arbëreshë si intrecciano al ritmo delle troke, creando un’atmosfera intensa e commovente. Camminare accanto ai fedeli significa vivere un vero e proprio funerale simbolico, toccante e partecipato. Sabato Santo: la gioia della Resurrezione Il Sabato Santo celebra la vittoria di Cristo sulla morte. Durante il mattutino del Grande Sabato, i fedeli cantano inni di gioia e speranza, e l’atmosfera si trasforma, passando dal lutto alla festa della vita. Nella notte tra Sabato e Domenica, prende vita la tradizione della dell’acqua muta. I fedeli, in silenzio, si recano alla Fontana dei Monaci, presso il Collegio di Sant’Adriano, per raccogliere l’acqua, simbolo di resurrezione e purificazione. Poi si dirigono verso la Chiesa di San Demetrio Megalomartire, dove viene acceso il fuoco di Pasqua, la Querradonulla. Il fuoco simboleggia la luce di Cristo risorto, e prima della Messa dell’alba il papàs lo benedice, permettendo a ogni fedele di prendere un po’ di cenere come segno tangibile di purificazione e rinascita. La Messa dell’alba è uno dei momenti più suggestivi: il papàs ha un dialogo simbolico con il diavolo, impersonato da un fedele. Con la croce in mano bussa tre volte alle porte della chiesa, urlando “APRITE LE PORTE!”. Dall’interno il diavolo chiede “chi bussa?” e, al terzo colpo, riconoscendo Cristo risorto, apre le porte. Un rito potente, scenico e carico di significato, che affascina ogni spettatore. Tradizione, radici e identità Le famiglie preparano piatti tipici pasquali e condividono il pasto, mantenendo vive usanze tramandate da generazioni. La lingua arbëreshe, ancora parlata da molti abitanti, accompagna canti e preghiere, rendendo ogni gesto autentico e intimo. Qui la tradizione non è solo memoria: è vita vissuta, partecipata e condivisa.

Presentato alla Stampa Estera a Roma “Made in Arbëria”: un progetto che unisce cultura, digitale e produzioni locali

Presentato a Roma ai giornalisti della Stampa Estera Made in Arbëria, progetto promosso da Obiettivo Remain per la valorizzazione delle comunità arbëreshe e delle aree interne, portando all’attenzione internazionale il valore culturale, produttivo ed economico dei territori arbëreshë, espressione di una storia antica e di una presenza viva nel patrimonio italiano. L’iniziativa punta a portare all’attenzione nazionale e internazionale non solo le peculiarità delle comunità di minoranza linguistica storica arbëreshe, ma anche la necessità di costruire nuove opportunità per territori fragili sul piano demografico ed economico. Si tratta, in larga parte, di centri di piccola dimensione, spesso inseriti nelle dinamiche tipiche delle aree interne: spopolamento, invecchiamento, riduzione dei servizi e difficoltà di accesso ai mercati. Da un’elaborazione di Obiettivo Remain, tra il 2010 e il 2025 i comuni arbëreshë passano da circa 93.500 a 76.680 residenti, con una perdita complessiva di circa -20% di abitanti. Il calo è particolarmente marcato nei piccoli centri interni, soprattutto in Calabria, che da sola registra oltre 11.000 abitanti in meno. In diversi comuni la contrazione supera il 20–30%, con punte oltre il 40%. Si tratta di un declino demografico strutturale che mette a rischio la tenuta sociale e culturale delle comunità arbëreshë, anche della lingua. In questo quadro, Made in Arbëria sceglie di lavorare su un patrimonio culturale che attraversa più regioni del Sud e che vive in una costellazione di comunità storiche distribuite in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. La sfida del progetto è sviluppare un ecosistema di connessione tra comunità, produttori, artigiani, ospitalità diffusa e nuovi mercati, anche attraverso strumenti contemporanei come l’e-commerce e la comunicazione digitale. Qui si inserisce anche madeinarberia.shop, pensato come spazio di visibilità e commercializzazione delle produzioni della rete, spesso sprovviste di un proprio spazio commerciale digitale.   La presentazione è stata seguita da una cena arbëreshe realizzata con i prodotti delle aziende coinvolte nel progetto. Un momento conviviale e narrativo – creato da un’icona della cucina calabro-arbëreshe, Lucia Martino – che ha tradotto in esperienza concreta il valore di un patrimonio immateriale che passa anche attraverso i sapori, i saperi e le tradizioni, dai piatti della cucina arbëreshe ai vini e agli altri prodotti del territorio. «Made in Arbëria nasce dalla volontà di affermare con chiarezza che esiste un’Italia ricca di patrimoni, competenze, relazioni e capacità produttive che merita piena attenzione», dichiara Geri Ballo, presidente di Obiettivo Remain e ideatrice del progetto. «Parliamo di piccoli comuni che custodiscono una parte preziosa della pluralità culturale italiana. Valorizzarli significa investire in una visione di sviluppo che mette al centro territori, persone e qualità delle produzioni, costruendo connessioni nuove tra radici profonde e strumenti contemporanei». «Oggi sostenere questi territori significa anche rispondere a una fragilità demografica evidente», prosegue Ballo. «Per questo vogliamo contribuire a un modello in cui cultura, impresa sociale, filiere locali e innovazione digitale non siano mondi separati, ma parti di una stessa visione: trasformare patrimonio e identità in opportunità, lavoro e futuro». Con questa iniziativa, Obiettivo Remain mette al centro una proposta che parla al Paese, alle sue istituzioni e ai piccoli comuni italiani, attivando il valore strategico delle aree interne come luoghi nei quali possono consolidarsi esperienze avanzate di coesione, innovazione sociale, economia territoriale e protagonismo delle comunità.

Made in Arbëria: sostenere la cultura viaggiando

Viaggiare non è solo spostarsi da un luogo all’altro; è un’opportunità per immergersi in tradizioni, storia e identità locali. Nell’area dell’”Arbëria”, territorio ricco di eredità arbëreshe in Italia, il turismo può diventare un vero strumento per sostenere la cultura. Visitare questi luoghi significa partecipare attivamente alla conservazione di usi, costumi e mestieri che raccontano secoli di storia, creando un legame autentico tra visitatore e comunità locale. L’importanza di vivere esperienze autentiche Chi sceglie di visitare i paesi arbëreshe ha l’opportunità di vivere esperienze autentiche, lontane dal turismo di massa. Partecipare a festival culturali, degustare prodotti locali e visitare musei etnografici permette di comprendere meglio la cultura arbëreshe e il suo valore. Queste esperienze favoriscono non solo la crescita personale, ma anche il sostegno alle economie locali, incoraggiando la tutela di tradizioni millenarie e preziose. Sostenere l’artigianato e i prodotti locali Uno dei modi più concreti per sostenere la cultura durante un viaggio è valorizzare l’artigianato locale. Le comunità arbëreshe hanno conservato nel tempo tecniche artigianali uniche nella lavorazione del legno, dei tessuti, del vetro e del ferro battuto. Acquistare prodotti locali non significa solo sostenere l’economia del territorio, ma anche valorizzare la competenza e la creatività dei maestri artigiani. Ogni acquisto diventa un piccolo contributo alla conservazione di un patrimonio culturale che, altrimenti, rischierebbe di andare perduto. Per questo Made in Arbëria ha aperto una porta (digitale) che dà verso l’artigianato arbëresh, coinvolgendo donne e uomini dediti alla produzione di articoli unici, ora disponibili per un pubblico molto più vasto grazie alla tecnologia. Turismo responsabile e impatto positivo sulla comunità Viaggiare con consapevolezza significa ridurre l’impatto ambientale e sociale, favorendo uno sviluppo sostenibile del territorio. Scegliere alloggi gestiti da famiglie locali, partecipare a tour guidati da esperti della zona e rispettare le usanze locali sono gesti fondamentali per sostenere la cultura senza snaturarla. Un turismo responsabile aiuta a distribuire in modo equo i benefici economici, sostenendo la tutela del patrimonio culturale e creando nuove opportunità di lavoro per le comunità locali. Scoprire la storia e le tradizioni arbëreshe L’ “Arbëria” è un mosaico di storia, lingua e tradizioni che affondano le radici nei secoli. I visitatori possono esplorare chiese, musei, siti storici e borghi che custodiscono racconti di migrazioni, rituali religiosi e celebrazioni comunitarie. Partecipare a queste attività permette di comprendere come la storia e le tradizioni abbiano modellato l’identità delle persone e come il patrimonio culturale continui a vivere grazie al coinvolgimento attivo della comunità. Attraverso esperienze guidate e contenuti informativi disponibili su Made in Arbëria, i viaggiatori possono approfondire la conoscenza della lingua, della musica, della cucina e delle arti locali, vivendo un contatto diretto con la cultura arbëreshe.

Perché la cultura arbëreshë è ancora importante nel 2025

la cultura arbëreshë

Nel 2025, in un mondo sempre più globalizzato e digitale, la cultura arbëreshe continua a rappresentare un tesoro prezioso di identità, tradizione e resilienza. Le comunità arbëreshe, discendenti degli albanesi giunti in Italia tra il XV e il XVI secolo e anche con migrazioni successive, hanno saputo conservare nei secoli una parte fondamentale della propria eredità linguistica, storica e spirituale. Tuttavia, in un’epoca in cui l’omologazione culturale avanza rapidamente, mantenere viva questa identità diventa una sfida fondamentale. Il portale Made in Arbëria nasce proprio con questo obiettivo: valorizzare le radici arbëreshe, promuovere i prodotti legati alle tradizioni italo-albanesi che vivono in questi borghi e raccontare le storie di un popolo che, pur integrato nella modernità, continua a custodire un’anima antica. Le origini della cultura arbëreshë Per comprendere perché la cultura arbëreshe sia ancora così importante, è necessario ricordare le sue origini. Gli Arbëreshë arrivarono in Italia per fuggire dall’invasione ottomana, stabilendosi in vaste aree del Sud Italia. Portarono con sé l’antica lingua albanese (arbërishtja), la storia delle gesta eroiche di Giorgio Castriota – detto Skanderbeg – i costumi tradizionali, le danze, i canti e un profondo senso di appartenenza comunitaria. Questa identità è sopravvissuta per più di cinque secoli grazie a un equilibrio delicato tra integrazione e conservazione. Le famiglie arbëreshe, attraverso la trasmissione orale e poi anche scritta, la religione cristiano-bizantina, le feste popolari, hanno tramandato valori e conoscenze che oggi rappresentano un patrimonio culturale unico in Europa. Tradizione e modernità: un equilibrio necessario Nel 2025, la cultura arbëreshë si trova davanti a una sfida cruciale: come preservare le tradizioni senza rinunciare al progresso. Le nuove generazioni, attratte dalle opportunità lavorative delle grandi città e del mondo digitale, rischiano di perdere il legame con le proprie origini. Tuttavia, il digitale può anche diventare uno strumento prezioso per la valorizzazione della cultura. Progetti come Made in Arbëria dimostrano come la tecnologia possa essere usata per promuovere la memoria collettiva. Attraverso racconti, video, fotografie e prodotti tipici, il sito racconta la storia e la bellezza di una cultura che continua a evolversi, mantenendo vivi i suoi simboli e le sue radici. La lingua arbëreshe: un ponte tra passato e futuro Uno degli elementi più distintivi della cultura arbëreshë è la lingua. Purtroppo oggi è considerata una lingua a rischio, parlata solo da una parte ridotta della popolazione. Tuttavia, essa rappresenta una testimonianza di inestimabile valore storico e culturale. Negli ultimi anni sono nati diversi progetti educativi e culturali che mirano alla sua tutela, tra cui corsi di lingua nelle scuole locali e iniziative online per favorire l’apprendimento. Promuovere la lingua significa anche rafforzare il senso di identità e appartenenza, specialmente tra i giovani arbëreshë sparsi nel mondo. Il patrimonio artistico e gastronomico arbëreshë La cultura arbëreshe non si limita alla lingua o alla religione: essa vive anche attraverso l’arte, l’artigianato e la gastronomia. I costumi tradizionali, con i loro ricami d’oro e i colori vivaci, raccontano una storia di eleganza e cura dei vari momenti della vita sociale. Le ceramiche, i gioielli in filigrana e i tessuti lavorati a mano testimoniano una sapienza artigianale tramandata da generazioni. Anche la cucina arbëreshë è un elemento identitario fondamentale. Piatti come il bukë me gjizë (pane con ricotta), il grurë i zier (grano bollito) o le shtridhëlat (pasta fatta a mano) sono un inno alla semplicità e all’autenticità. Sul portale Made in Arbëria, è possibile scoprire e acquistare molti prodotti tipici, sostenendo i piccoli produttori locali e contribuendo alla sopravvivenza di un’economia radicata nella tradizione. Eventi culturali e turismo identitario Negli ultimi anni, sempre più turisti italiani e stranieri si sono mostrati interessati a scoprire la cultura arbëreshë attraverso esperienze in loco. Festival musicali, rievocazioni storiche, cerimonie religiose e fiere artigianali offrono un’immersione totale nella vita delle comunità arbëreshe. Questi eventi non sono solo un momento di festa, ma anche un mezzo per preservare e tramandare le tradizioni alle nuove generazioni. In parallelo, iniziative di turismo sostenibile e culturale promosse da realtà come Made in Arbëria stanno contribuendo a far conoscere al mondo la bellezza delle terre arbëreshe. Perché la cultura arbëreshë conta ancora oggi Nel 2025, la società globale ha bisogno di riscoprire le proprie radici per mantenere un equilibrio tra progresso e identità. La cultura arbëreshë ci insegna il valore della memoria, della comunità e del rispetto per la diversità. È una testimonianza vivente di come le culture possano sopravvivere e prosperare, anche lontano dalla terra d’origine, grazie all’amore e alla dedizione delle persone. Sostenere la cultura arbëreshë significa difendere la diversità culturale dell’Europa, promuovere il turismo sostenibile e dare valore ai territori rurali e montani che ne custodiscono la memoria. Progetti come Made in Arbëria rappresentano oggi un punto di riferimento per chi desidera conoscere, valorizzare e tramandare questo straordinario patrimonio. La cultura arbëreshe è molto più di una tradizione: è un modo di vivere, un’eredità spirituale che continua a unire le persone attraverso la lingua, la musica, il cibo e la memoria collettiva. Nel 2025, essa rimane una fonte di ispirazione per chi crede nel valore delle radici e nella forza delle identità locali. Attraverso piattaforme come Made in Arbëria, possiamo contribuire a mantenere viva questa cultura, sostenere gli artigiani e i produttori locali, e garantire che la voce degli Arbëreshë continui a risuonare forte anche nelle generazioni future.

La CNN albanese plaude al nostro progetto

La preservazione del patrimonio culturale può entrare in una nuova era, dove le tradizioni antiche incontrano l’innovazione moderna per creare comunità sostenibili per il futuro. Questa trasformazione è stata presentata in una intervista per A2 CNN da Geri Ballo, che ha illustrato Made in Arbëria, un’iniziativa che sta ridefinendo come le comunità della diaspora si connettono, preservano la propria identità e costruiscono prosperità economica oltre i confini. La Visione Dietro Made in Arbëria Il progetto “Made in Arbëria” rappresenta molto più dei tradizionali sforzi di preservazione culturale. La visione di Ballo si concentra sulla creazione di una rete viva e vitale che potenzia le comunità arbëreshë attraverso lo sviluppo sostenibile, la collaborazione transfrontaliera e l’empowerment economico. Invece di mantenere semplicemente le tradizioni come pezzi da museo, questa iniziativa trasforma il patrimonio culturale in una forza dinamica per la costruzione comunitaria e la crescita economica. La piattaforma “Made in Arbëria”  nasce per connettere la comunità arbëreshë e tutti coloro che desiderano scoprire e valorizzare il suo patrimonio. Il progetto mira specificamente a colmare il divario tra due distinte comunità albanesi in Italia: gli storici arbëreshë arrivati secoli fa dopo la conquista ottomana, e la nuova ondata di emigranti albanesi che si sono stabiliti in Italia nelle ultime decadi. Un Movimento Guidato dalla Comunità Ciò che distingue “Made in Arbëria” è la sua enfasi sulla costruzione comunitaria e la partecipazione inclusiva. Ballo immagina il progetto non semplicemente come una piattaforma ma come un movimento che preserva, celebra e promuove il patrimonio arbëreshë attraverso il coinvolgimento attivo piuttosto che il consumo passivo. L’iniziativa supporta la creazione di posti di lavoro per gli artigiani locali mentre connette le comunità attraverso più continenti, incluse le popolazioni arbëreshë consolidate in Nord e Sud America e Australia. Il progetto offre opportunità di e-commerce per aprire al mondo e vendere i prodotti delle comunità arbëreshë, ma va oltre questo aspetto puramente commerciale. Durante la sua presentazione, Ballo ha evidenziato come molte delle comunità arbëreshë siano composte da giovani imprenditori che scelgono di rimanere nei loro territori, creando le proprie opportunità lavorative e piccole imprese. Preservazione Culturale Attraverso l’Innovazione Gli arbëreshë rappresentano una delle dodici minoranze linguistiche ufficialmente riconosciute in Italia, avendo preservato il loro dialetto albanese, le tradizioni cattoliche bizantine e le pratiche culturali per quasi 600 anni. La loro storia di resilienza culturale offre lezioni preziose per le comunità minoritarie di tutto il mondo che affrontano sfide simili di preservazione linguistica e continuità culturale. Il professor Francesco Altimari, presidente della Fondazione Universitaria Unical “F. Solano”, sottolinea l’importanza critica di questo lavoro: “I destini della nostra comunità e quelli di altre minoranze linguistiche ‘interne’, ancora prive di adeguate tutele, sono veramente in pericolo: questi testimoni silenziosi della storia nazionale italiana rischiano non solo di estinguersi, ma anche di perdere uno straordinario patrimonio culturale di cui sono custodi”. Costruire Ponti Tra le Generazioni Il percorso personale di Geri Ballo esemplifica la missione del progetto. Essendo emigrata dall’Albania in Italia all’età di 10 anni, comprende sia le sfide affrontate dai recenti emigranti albanesi sia l’importanza di connettersi con le comunità arbëreshë consolidate. Il suo lavoro include la facilitazione di accordi pensionistici per gli emigranti albanesi e serve come ponte tra le diverse comunità albanesi in tutta Italia. Il progetto “Made in Arbëria” affronta sistematicamente questa necessità creando reti che rafforzano le connessioni mantenendo identità culturali distintive. L’iniziativa riconosce che la preservazione culturale richiede partecipazione attiva e strumenti moderni per rimanere rilevante e significativa per le generazioni più giovani. Empowerment Economico Attraverso il Patrimonio Oltre la preservazione culturale, il progetto enfatizza lo sviluppo economico sostenibile all’interno delle comunità arbëreshë. Supportando gli artigiani locali e creando opportunità per la collaborazione transfrontaliera, “Made in Arbëria”  dimostra come il patrimonio culturale possa diventare un motore per la crescita economica e l’empowerment comunitario. Questo approccio si allinea con le tendenze più ampie nel turismo culturale e nello sviluppo economico basato sul patrimonio, dove le comunità sfruttano i loro beni culturali unici per creare mezzi di sussistenza sostenibili preservando le loro tradizioni. L’attenzione del progetto sulla creazione di posti di lavoro e il supporto agli artigiani assicura che gli sforzi di preservazione culturale contribuiscano direttamente alla prosperità comunitaria. Il Futuro dei Movimenti Culturali Come ha enfatizzato Ballo durante la sua presentazione, “Made in Arbëria”  cerca di diventare più di un progetto mira a stabilire un movimento a cui altri possano unirsi e contribuire. Questo approccio collaborativo riconosce che la preservazione culturale di successo richiede un’ampia partecipazione e prospettive diverse per rimanere vibrante e rilevante. Il lancio del sito web del progetto rappresenta solo l’inizio di questa ambiziosa impresa. Invitando la partecipazione da individui e comunità di tutto il mondo, “Made in Arbëria” si posiziona come modello per come le comunità della diaspora possano sfruttare la tecnologia moderna e approcci innovativi per mantenere il loro patrimonio culturale mentre costruiscono comunità prospere e connesse. Il successo di iniziative come “Made in Arbëria” dimostra che la preservazione culturale e lo sviluppo economico non devono essere forze opposte. Invece, quando integrate con attenzione, possono creare potenti sinergie che beneficiano le comunità assicurando che le preziose tradizioni culturali continuino a prosperare per le future generazioni.

Made in Arbëria incontra Prishtina

made in arberia

Nel cuore pulsante di Prishtina, capitale del Kosovo, è stato presentato per la prima volta il progetto Made in Arbëria. “É un ponte tra il patrimonio culturale degli arbëreshë e le nuove generazioni, tra memoria e innovazione, tra territorio e visione globale”, ha detto Geri Ballo, ideatrice del progetto e profonda conoscitrice delle comunità arbëreshe, davanti a una platea di professionisti accorsi da vari paesi per partecipare alla Kosovo Project Management Conference, organizzata da PMable.  Un progetto che parla di radici e futuro All’interno di una giornata che ha messo al centro innovazione, gioventù e visione, il progetto Made in Arbëria ha lasciato il segno, portando con sé non solo contenuti concreti, ma anche emozione, storia e identità. Con parole semplici ma potenti, Geri Ballo ha accompagnato il pubblico in un viaggio che parte dai piccoli borghi delle comunità arbëreshe d’Italia, custodi dell’arbërisht e di tradizioni ultrasecolari, e arriva fino all’oggi, in una riflessione su come la cultura può diventare motore di sviluppo. Ballo ha messo in luce come sia possibile, attraverso Made in Arbëria, trasformare un’identità storica in un’opportunità concreta di valorizzazione economica e sociale, coinvolgendo giovani, imprese locali, artigiani, artisti e studiosi. Il pubblico ha ascoltato con attenzione e partecipazione, prendendo appunti, sorridendo, facendo domande. Si è percepito chiaramente quanto Made in Arbëria abbia colpito nel profondo: un progetto semplice, ma potente, capace di unire mondi diversi. Una visione condivisa: territorio, cultura, leadership La conferenza di Prishtina è stata molto più di un evento tecnico. È stato un momento umano, un’occasione per creare connessioni vere. La presentazione di Geri Ballo si è distinta perché ha portato sul palco qualcosa che spesso manca nei convegni: l’anima. Non solo numeri e processi, ma persone, volti, storie, con una visione chiara: valorizzare ciò che ci rende unici per costruire un futuro condiviso. In un mondo in cui l’innovazione viene spesso raccontata in termini freddi, Made in Arbëria ci ricorda che innovare può voler dire anche rispettare il passato, riscoprire l’autenticità, coinvolgere le comunità, e soprattutto, credere nei giovani.

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